Nuova pubblicazione ''Metrological evaluation of non-destructive testing methods for post-tensioned reinforced concrete bridges''

SOCOTEC Italia contribuisce a un nuovo studio sull’affidabilità delle prove non distruttive nei ponti post-tesi

Mar 28/07/2026 - 09:45

È stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Structure and Infrastructure Engineering il paper “Metrological evaluation of non-destructive testing methods for post-tensioned reinforced concrete bridges”, lo studio scientifico sull’affidabilità delle prove non distruttive nei ponti post-tesi.

Tra gli autori figura Francesco Rossi esperto di SOCOTEC Italia, coinvolto nella definizione della metodologia, nelle attività sperimentali, nell’analisi dei dati e nella redazione dello studio.

La ricerca affronta un tema centrale per la sicurezza delle infrastrutture esistenti: quanto sono affidabili le prove non distruttive nell’individuare i difetti nascosti nei cavi di post-tensione dei ponti in calcestruzzo?

Questi cavi sono inseriti all’interno delle travi e non possono quindi essere controllati mediante una semplice ispezione visiva. Tra i principali fenomeni da individuare vi sono i vuoti nella malta cementizia che protegge i cavi e la corrosione dei fili di acciaio.

Lo studio ha preso in esame tre tecniche:

  • la radiografia digitale, che utilizza raggi X per osservare l’interno degli elementi strutturali;
  • il Ground Penetrating Radar – GPR, basato sull’emissione e sulla ricezione di impulsi elettromagnetici;
  • il Reflectometric Impulse Measurement Test – RIMT, che analizza la risposta di un impulso trasmesso lungo il cavo.

Le prove sono state eseguite sul viadotto Alveo Vecchio, un ponte dismesso costruito alla fine degli anni Sessanta e utilizzato come laboratorio sperimentale a scala reale. SOCOTEC Italia ha curato l’esecuzione delle indagini GPR sul viadotto, contribuendo alla raccolta e all’interpretazione dei dati sperimentali.

Dopo la campagna di indagine, le travi sono state demolite in modo controllato e i cavi estratti e sezionati. È stato così possibile confrontare le indicazioni fornite dagli strumenti con i difetti realmente presenti, misurando statisticamente il livello di corrispondenza tra previsione e stato effettivo.

I risultati mostrano che la radiografia digitale è la tecnica che presenta la migliore capacità di individuare i vuoti nella malta di iniezione, pur con alcuni limiti legati allo spessore degli elementi, alla sovrapposizione dei cavi e all’interpretazione delle immagini.

Il GPR e il RIMT, invece, non hanno evidenziato una correlazione sufficiente con l’effettivo livello di corrosione dei fili di precompressione. Il dato non mette in discussione l’utilità del GPR nelle sue applicazioni consolidate, come la localizzazione di armature, guaine e cavi, ma ne evidenzia i limiti quando viene utilizzato da solo per stimare la presenza e la severità della corrosione.

Il paper sottolinea quindi l’importanza di interpretare i risultati delle prove non distruttive considerando il relativo livello di incertezza e di integrarli, quando necessario, con più tecniche di indagine, verifiche localizzate e informazioni sulla storia e sulle condizioni di esposizione dell’opera.